Gli errori più comuni nella potatura dell’olivo

conoscendo si pota, ignorando si taglia

 

 

Qualsiasi sistema di allevamento e potatura dovrebbe consentire all’olivo la massima espressione del potenziale produttivo, attenuando anche l’alternanza, limitando al minimo i costi dell’operazione. Presupposto necessario allo scopo è il rispetto del naturale comportamento vegetativo e produttivo della specie. La forma naturale di un olivo spontaneo è cespugliosa, con una chioma tendenzialmente globosa sostenuta da più fusti partenti direttamente dal terreno.

 

Naturale forma dell’olivo spontaneo: globosa e sostenuta da più fusti

 

Il tronco deriva dalle pratiche agronomiche che, ordinando lo sviluppo della chioma, stimolano l’affermazione di una delle numerose strutture originarie. Anche in questo caso la chioma assume un aspetto globoso con strutture legnose di vario ordine che, percorrendo lo spazio in molteplici direzioni, sostengono la porzione periferica di chioma fino ai rami di un anno di età dove, in modo esclusivo, si colloca la produzione.

Da questo peculiare comportamento, che non ha paragoni nelle altre principali specie da frutto, deriva l’opportunità di spaziare adeguatamente le piante e di adottare forme di allevamento espanse (in volume). La maggioranza degli oliveti nazionali è così modellata con piante diversamente allevate a “vaso dicotomico”, comunque caratterizzate da una eccessiva presenza di legno strutturale, da una progressiva affermazione della porzione superiore di chioma a discapito di quella inferiore, dalla necessità di una periodica riforma degli alberi.

 

Metodi

 

Numerose ricerche sono state prodotte nel corso dell’ultimo secolo per valutare gli effetti delle diverse metodologie di allevamento e potatura dell’olivo, ma solo recentemente sono state elaborate “nuove” proposte operative, tali da soddisfare le esigenze fisiologiche dell’olivo e quelle degli attuali fattori sociali, tecnici ed economici di produzione. L’innovazione si basa, principalmente:

- sull’adozione della forma di allevamento a “vaso policonico semplificato” in sostituzione del tradizionale “vaso dicotomico”, poiché riconosciuta più rassicurante per l’olivo, più efficiente per il produttore e convalidata da una lunga serie di esperienze;

- sull’economia di gestione della potatura con l’adozione di strategie a basso fabbisogno di manodopera,

- sull’applicazione degli interventi con elasticità, evitando potature troppo severe.

Tali proposte possono considerarsi un trasferimento alle attuali condizioni operative di quanto elaborato fino alla prima metà del ‘900, quando il primo e più essenziale intervento nella corretta gestione degli alberi era reputato quello della drastica riduzione della quantità di legno strutturale, per limitare la capacità di affermazione della porzione superiore di chioma, esaltare la produzione nella porzione inferiore e ridurre i costi di potatura e raccolta.

 

Olivo allevato a “vaso policonico semplificato”, potato da terra con attrezzatura telescopica

 

Una volta realizzata la forma descritta le operazioni di potatura potranno essere eseguite da terra, riducendo fortemente il pericolo insito nel posizionamento e nella utilizzazione delle scale. Per la potatura manuale sono disponibili forbici e seghetti dotati di prolunga telescopica, così come per la potatura agevolata sono disponibili attrezzature pneumatiche ed elettriche che, con parte del materiale utilizzato per la raccolta agevolata (compressore, batteria, ecc.), consentono l’esecuzione di ogni tipo di intervento fino ad altezze di 4,5-5,0m.

Le operazioni di potatura eseguite da terra implicano spesso difficoltà nel posizionamento dell’organo tagliente, per cui si afferma progressivamente la tendenza alla esecuzione dei soli interventi prioritari su rami di maggiori dimensioni, con una qualità del taglio che tende a scadere, ma con un tempo di permanenza dell’operatore sull’albero che tende a limitarsi.

Questo rappresenta l’elemento di maggiore interesse per la possibilità di prefissare il limite unitario di permanenza, procedendo alla esecuzione delle operazioni di potatura secondo priorità, tempi e costi assegnati.

Le operazioni di ordinaria manutenzione di una tale chioma appaiono, quindi, semplici, rapide e convenienti per ogni tipologia di oliveto e/o di pianta. Gli interventi potranno essere effettuati in sequenza prioritaria iniziando dal controllo dei succhioni, proseguendo con la selezione delle cime ed il diradamento della vegetazione secondaria. Ad una maggiore esigenza dei primi interventi può corrispondere una minore attenzione per l’ultimo e viceversa, restando comunque nei tempi assegnati (max 10 minuti/pianta/operatore).

 

Principali errori

 

Incuria. In fase di allevamento, anche in oliveti adeguatamente spaziati ed impostati, si rileva talvolta l’assenza di ogni tipo intervento cesorio (esclusi i polloni) durante i primi 2-3 anni di vita, spesso dietro suggerimento del vivaista. In tal modo la pianta investe maggiormente nella vegetazione più assurgente e vigorosa destinata a sostenere il vertice della naturale forma globosa, a discapito della vegetazione inclinata e meno vigorosa, utile per la formazione del vaso. I migliori risultati in termini di intensità e velocità di crescita si ottengono, invece, con assidui, rapidi interventi per indicare e confermare la desiderata direzioni di crescita.

Acefalia. Su oliveti in produzione si pratica sempre più spesso l’acefalia, cioè l’assegnazione alla chioma di spazi conformi alle esigenze degli operatori in fase di raccolta manuale o agevolata delle olive.

Acefalia dell’olivo, dove la porzione superiore di chioma è stata soppressa per favorire quella inferiore

Lo sviluppo in altezza è limitato da drastici interventi di potatura che alterano fortemente il rapporto chioma/radici, favorendo l’attività vegetativa a discapito di quella produttiva. Talvolta si consentono maggiori altezze alla chioma, oppure si opera su cultivar di ridotta vigoria, per cui è minore l’alterazione del suddetto rapporto e si realizzano produzioni conformi al potenziale naturale, ma i costi di potatura incrementano notevolmente dovendo gestire una pianta comunque squilibrata. Gli effetti sono, invece, disastrosi quando l’acefalia viene praticata su piante monumentali dove alle suddette alterazioni di tipo fisiologico ed economico si aggiungono alterazioni ambientali e sanitarie per una chioma mutilata nell’aspetto e per una porzione residua di tronco avviata ad un progressivo, rapido deperimento.

L’adozione della forma di allevamento a “vaso policonico semplificato” consente gli stessi precedenti obiettivi, ma con una maggiore produzione per effetto del ruolo di equilibratore e distributore di risorse tra attività vegetativa e produttiva svolto dalle cime (funzione di cima). La loro assenza, invece, induce una maggiore emissione di polloni e succhioni a discapito della produzione. La porzione inferiore di chioma gode anche di un miglior microclima in termini di luce, temperatura e umidità relativa dell’aria, per cui si riduce la sensibilità verso malattie che godono di zone d’ombra e ristagni di umidità atmosferica (es. occhio di pavone, cocciniglia, fumaggine, ecc.).

La riforma degli olivi potati tradizionalmente direttamente verso il “vaso policonico semplificato” può ritenersi, quindi, pratica raccomandabile per incrementare produzione e rese di raccolta, anche meccanica, senza incorrere in una eccessiva proliferazione di polloni e succhioni, che disperdono inutilmente risorse ed incrementano i costi di potatura.

Turnazione. Con l’intenzione di limitare i costi di produzione si propone, sempre con maggiore frequenza, la potatura periodica, sia manuale che agevolata. I risparmi sono analoghi a quelli di una potatura manuale annuale al ritmo di 10 minuti/pianta che, però, meglio delle altre consente il conseguimento e la conservazione di una situazione di equilibrio tra attività vegetativa e produttiva, con positive ripercussioni su entità e costanza della produzione.

Formazione. La frammentazione delle strutture produttive e le croniche debolezze di alcuni anelli della filiera produttiva in campo agronomico hanno determinato un progressivo impoverimento culturale degli addetti, contribuendo alla perdita di competitività del comparto. Le associazioni di categoria, subentrate alle Istituzioni locali nel settore della formazione olivicola, solo in poche lodevoli eccezioni hanno curato la crescita professionale degli operatori, trascurando questo fondamentale aspetto o, peggio ancora, curandolo in modo clientelare con il risultato di consolidare tradizioni locali rese obsolete dai mutamenti economici e sociali.

Il ricco e variegato mondo delle associazioni olivicole dovrebbe più concretamente curare gli interessi degli olivicoltori condividendo la necessità di elevare le loro competenze, orientandosi ed organizzandosi allo scopo. Gli olivicoltori potrebbero così riprendere l’efficace percorso formativo avviato durante la prima metà del secolo scorso e concluso subito dopo con la riforma delle competenze in campo formativo e divulgativo e con l’avvento delle soluzioni agronomiche “miracolose”, basate sull’incremento della densità di piantagione e l’adozione di forme di allevamento “a parete”, tutte fallite con una rapidità proporzionale alla densità di piantagione.

 

 

autore articolo : Giorgio PANNELLI

tratto dalla rivista . TEATRO NATURALE

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